
Quando è iniziata l’avventura di Autoktona è stata subito euforia. Merito del vino buono, certo. E degli amici sempre più numerosi e sinceri, sicuramente. Ma anche di una cosa che avevamo subito tradotto come “voglia di riappropriarsi di spazi fisici e della memoria“.
Non tanto la nostra magari, ma una memoria collettiva, che ti raggiunge rimbalzando come sui ciottoli di un fiume quasi in secca, di bocca in bocca, quando si crea l’occasione, e quando si respira lo spirito del luogo.
La senti nell’odore di polvere e umido quando riapri un negozio chiuso da decenni, nell’odore dei prodotti che usi per lavare via lo sporco e lo scotch incrostato dal sole, nell’odore di CRC spruzzato negli ingranaggi per tirare su una saracinesca affaticata dalla noia, odori nuovi che riempiono vuoti, prima pieni di genti e di mercato.

