Il naso che cola. Primi starnuti. Qualche brivido. Tagliare finalmente i capelli dopo 15 mesi almeno un colpo di freddo doveva pur farmelo venire no? Doveva per forza essere quello.
Ma il dubbio si insinua. Passo il pomeriggio di giovedì in ufficio a lavare le mani ossessivamente. Per fortuna i contatti sono pochissimi, finestra aperta, termoconvettore sempre spento per non muovere troppo la “mia” aria in giro, igienizzazioni continue. E mi preoccuperò comunque per Vincenzo.

Alle 6 recupero Leonardo in Dinamo, così lasciamo libero il papà di discutere a Cuòrmons e di lavorare, finché dura. A Trieste ci aspetta anche il Burlo domani mattina finalmente, dopo vari rinvii: tra una quarantena e un imprevisto in reparto, sempre più difficile e prezioso. Ci muoviamo proprio con l’essenziale, tanto domani pomeriggio rientriamo su Gorizia e ieri io e Sofia abbiamo già un po’ riempito la dispensa.
Non ricordo bene come ho passato la prima notte: riuscire a mettermi a letto prima delle 23 nelle mie giornate che non finiscono mai è certo già un altro sintomo.
Venerdì mattina mi fischiano le orecchie e mi esplode la testa: 38.9.
Per fortuna abbiamo appena scelto un medico di base, che mi scopre così sua nuova paziente. Sono le 8 o poco più quando lo informo dei sintomi e ci accordiamo per la segnalazione ad ASUGI. “Non si preoccupi: è giovane, senza patologie, e soprattutto vaccinata”. Una considerazione che mi sentirò ripetere da ogni sanitario con cui verrò in contatto.
Avviso il Burlo. Aspetto. La Tachipirina è scaduta, ma da pochissimo giuro. Aspetto. La febbre sale. Intanto Sofia rientra da scuola: quella mattina non avevo fatto in tempo a bloccarla, ma ci è subito chiaro che anche lei è costretta a condividere il nostro destino di clausura… Limitiamo coscienziosamente i danni come si può.
Da ASUGI, nessuna nuova, così decidiamo intanto di procurarci un tampone casalingo: risultato più che rapido, le mie due striscette si colorano all’istante, quelle di Sofia per fortuna no. E vabbè. La giornata passa, la stanchezza si fa sentire, alle 22 crollo. Ma è una nottataccia. E mi sveglio con la febbre ben sopra i 40. Provo a contattare il canale dedicato. Il numero di riferimento non è di facile reperibilità, il centralino mi assiste. La mia prima segnalazione è a video, è improbabile dunque che si siano dimenticati di me.
La bocca è in fiamme, le gengive urlano vendetta, i denti li vorrei strappare ad uno ad uno. Il Dipartimento di profilassi no, ma la guardia medica richiama. Il Brufen che avevo a casa è un buon inizio, ma evidentemente non basta più, e mi prescrivono l’antibiotico. La giovane medico di guardia concorda che mandare mia figlia asintomatica per un breve ritiro in farmacia è un rischio basso che possiamo correre. Anche perché nel frattempo e temendo di farla lunga dobbiamo ordinare anche nuova insulina. Mi chiedo come avremmo mai fatto senza ricette digitali.
Altra giornata di attesa inconcludente. E dopo tre dosi di antibiotico la febbre torna a salire, e di notte fa più paura. Il micro di Leonardo suona, e in qualche modo devo trovare la forza di una calibrazione con glicemia capillare. Gli occhi incollati, nella mia mini casetta è comunque facile orientarsi toccando le pareti, ma mi sento davvero un relitto abbandonato alle intemperie, inerme. Sudo e gelo, il piumasei mi schiaccia con il suo peso di solito confortevolissimo. La tosse mi scuote e mi toglie l’aria, non solo dai polmoni, ma dalla fronte, dallo stomaco, dal cuore. Fame d’aria. Inizio a capire.
Richiamo. La Guardia medica mi rassicura: “È giovane, non ha patologie pregresse, e soprattutto è vaccinata: la sua storia clinica ci fa pensare che non ci saranno complicazioni, non abbia paura”. Intanto però mi assiste telefonicamente in una misurazione con saturimetro, che ovviamente ho subito ordinato. Per fortuna quel parametro regge. Mi prescrive cortisone e paracodina.
Leo? Non soffre isolamento e restrizioni, per ora. È felice di giocare in realtà, del nostro tempo per lui, anche se con mamma zombie.
Per fortuna c’è Sofia, bloccata qui senza sintomi, tampone casalingo negativo, solo dal nostro senso civico senza sfumature. Impegnata a sopportare l’amore sconfinato di Leo, il mio pessimo umore, e a schivare droplets infingarde, esce dalla stanza solo con mascherina. Bloccata qui proprio dal giorno in cui il suo cavaliere poteva e per la primissima volta passare a prenderla con la sua torpedo blu…. disdetta somma disdetta.
Sono giorni confusi: l’emergenza non è solo sanitaria, ma anche burocratica. Quando finalmente riesco a fissare un tampone per me e per Leo, grazie a mia preghiera strappa lacrime sulla sua fragilità, le mie condizioni sono decisamente peggiorate, ho appena iniziato il cortisone, ma ottenere un prelievo domiciliare è impossibile, e in qualche modo arriviamo in via Ralli. Dopo quasi 48 ore ovviamente l’esame si rivelerà positivo: lo scoprirò in Sesamo, e poi con sms di rito dal Dipartimento. Poi più nulla: nessun contact tracing, nessun appuntamento secondo tampone, nessun certificato di quarantena: dopo una settimana la mia assenza in ufficio è ancora ingiustificata, la DAD di Sofia ci viene attivata come cortesia. Dopo altri 2 giorni, in ordine immagino ormai casuale, arriva anche l’esito per Leonardo, che con i suoi superpoteri risulterà incredibilmente negativo. Sofia sempre ostaggio. Recuperando le forze riprendiamo un po’ a giocare un po’ a lavorare, tanto per coltivare un hobby soprattutto per Autoktona e per il suo Presidente, ostaggio pure lui ma in un corpo performante e un cervello in fibrillazione…. poveri noi.
Per fortuna intercetto un’offerta a GIGA illimitati, per fortuna ci sono Netflix e Disney+, per fortuna nel week end il pc mi segue sempre, per fortuna abbiamo WhatsApp (e quando non stai bene, peggio ancora, non puoi neppure parlare, i messaggi fanno bene al cuore: scriviamone, brevi e sinceramente interessati, senza paura di disturbare!). Per fortuna miglioro, resta lo spaesamento e lo sconforto, il senso di impotenza, ma la paura piano piano passa.
Il corteo no green pass ha raggiunto anche Gorizia, per fortuna sotto tono. Le statistiche dei contagi impennano, i reparti si riorganizzano, le ordinanze sono ai blocchi di partenza. Ancora non sappiamo bene cosa aspettarci per i nostri prossimi giorni. Intanto ragioniamo sul momento ics in cui dovremo capire se la Mostra Assaggio Vini si potrà inaugurare, anche prima di aspettare un divieto formale, responsabilmente come siamo abituati a fare.
Al giorno 13 di questo viaggio da incubo sono ancora in attesa di uno straccio di documento o profilassi da seguire. Il caos ha prevalso sul nostro ordine teutonico, come le tenebre sull’oscurità, come l’Uomo Nero su Sandman ne Le 5 Leggende. Tanto vale interrompere gli aggiornamenti. Il rischio di dover semplicemente aspettare il 21° giorno non è più così iperbolico.

Per fortuna sono giovane, sana, e vaccinata. E ho avuto paura. Ed è proprio questo secondo me il punto. Un po’ di paura abbiatela per Giove! E’ un nobile sentimento, pieno d’amore, per noi e per gli altri. E assieme al pollice opponibile, ci ha portati fin qui. Perché non provare a meritarlo?
PS: la cover image? Era solo per farvi aprire il post. E un po’ perché descrive molto bene come NON mi sono sentita.
Io non mi pubblico, per pudore. Ma ero messa piuttosto così. Chi sa, sa!

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