Almeno una trentina di ragazzi che noi definiremmo con eurocentrico pressapochismo afghani scendono a piccoli gruppi la strada che da Borgo San Mauro cala su Gorizia. Ci chiediamo come mai.
Inaspettatamente, scopriamo che la via dei clandestini passa proprio qui. Tra i filari di Chardonnay bottiglie d’acqua, qualche sacchetto di cibo, vestiti abbandonati. Chissà se loro intravedono come noi oggi un pezzetto di paradiso a mettere i piedi per la prima volta sulla ponca di Gianluca e Tina. Magari è solo un altro pezzetto del loro inferno. Chissà cosa sognano la notte, loro. Davvero ci preoccupa di più il senso unico in Corso Italia? Non possiamo non sapere.

Gorizia è arancione. Caramella chiusa. Vietato uscire dai confini comunali. Destinazione Borgo San Mauro, località Villa Vasi, il primo Collio. Mattinata gelida e pulita. Un po’ di vento la pulisce ancora di più. Perfetta per una recensione Autoktona che parla poco di vino, tanto di terra, tanto di amore. Infreddoliti e baciati dal sole come 4 marzi fa, con i piedi sulla ponca di Moraro di Renata Pizzulin, Leonardo segretamente in arrivo.
Gianluca è un ragazzone alto e sorridente. La Socia è già qui. Ci accoglie fuori casa, impazientissimo di farci vedere le due capre, le pecore e l’asinella, bellissima. Subito chiaro che piacciono più a noi che a Leo. Lui preferirà il trattore. Gianluca ci stipa sul suo comodissimo van Volkswagen. Dopo pochi metri ci sbarca ai margini della sua vigna più vicina, aggrappata ai piedi scoscesi del Sabotino: la ponca già asciutta che Gianluca spezza tra le mani, i filari ancora nudi.
Qui giorno e notte portano escursioni fino a 20 gradi: terreno perfetto per la ribolla, fresca e minerale. Gli internazionali più aromatici stanno meglio un po’ più giù, dove il sole brucia meno. È il terreno che sceglie il vino, non tu: la cosa più saggia da fare ovviamente è rispettarlo. Scendiamo, nonostante la totale sfiducia del padrone di casa nella nostra capacità di mettere un piede davanti all’altro in sicurezza sulla ponca che si arricchisce man mano di argilla, foglie di quercia e coppe di ghianda sotto alle suole.
Sbuchiamo in una vigna in piano, accanto una fetta di bosco che presto lascerà spazio ad altra Ribolla, altro Sauvignon. Tra i cespugli, sul sentiero, le tracce del nuovo arrivo di questi uomini di contrabbando che abbiamo incontrato salendo. Tina e Gianluca ci chiariscono che non è una novità: paura e pietà si alternano ovviamente. L’Isonzo color smeraldo fa capolino oltre gli alberi, sembra vicinissimo. Chissà quante ne avrebbe da raccontare. Non so se siamo più increduli o imbarazzati di non aver mai davvero riflettuto su come questi ragazzi arrivano fino a qui quando li vediamo semplicemente materializzarsi in città.
Il cielo è così azzurro che i maschietti non resistono ad avvicinarsi un po’ di più: l’altana dei cacciatori serve bene allo scopo, e salgono. Anche Leonardo, piano piano. Ovviamente per scendere usa il papà. Qui sotto il vento è più sferzante, punge le guance e le orecchie, e ti apre il cuore. Ci stringiamo volentieri di nuovo al calduccio sul van. Il bosco costeggia la strada, le tonalità invernali lasciano il primo spazio a primule e viole. Nella vecchia trattoria che non c’è più Gianluca ricorda il Calippo a 600 lire, la Peroni per il nonno a 1200. La Coca ne costava 800, ma non gliela lasciavano bere.
La casa dei nonni di Gianluca è proprio sotto la Strada di Osimo: adesso ancora non lo sappiamo, ma la giornata sarà così piacevole e il tempo scorrerà così veloce che riusciremo a godere anche del suggestivo panorama notturno su cui si affaccia il loro cortile: lo sguardo si appoggia sulle luci a valle, un arco che va da Sempeter a Oslavia.
Dietro la casa, la stalla di un vecchio avamposto militare austriaco oggi è il primo pezzo dell’immobile restaurato: ospita la piccola cantina pulitissima dove si accomodano tini di acciaio e barrique, e una sala degustazione. L’ampio tavolo ci accoglie tutti in sicurezza, Tina è un ospite adorabile e dopo il freddo pungente pane e pancetta sono proprio quello che ci vuole.
E’ a tavola che cominciano a raccontarci come il sogno (di Gianluca all’inizio, quando Tina aveva provato a dire no) è diventato una realtà impegnativa ma piena di amore: per la famiglia, la terra, il vino. Terre affidate inaspettatamente, un lavoro sicuro da abbandonare, momenti durissimi, paure, che si sciolgono oggi nei loro sorrisi sinceri, un orgoglio meritato. Un pranzo della domenica in campagna (è sabato, lo so). I petali della loro Rosa di Gorizia nel piatto. Il vino da raccontare, che fa raccontare, di vino e non, storie di pane, i figli nascono, gli ettari crescono.
Arriva Fabjan. Sebastiano e Leo si godono il cortile, i trattori New Holland blu, il trattore giocattolo, la palla delle principesse, il cane Tom bello e grato di averlo scelto. Sole, freddo e gioia.
I nostri uomini si fanno una gita fino alle rovine di San Valentino, che Gianluca mostra con orgoglio, come se fossero sue. Io e Angelica ci godiamo la deliziosa ospitalità di Tina. Sarebbe proprio ora di andare ma… Gianluca è cosi grato di questa terra e delle sue genti che vuole condividere con noi anche l’amicizia di Franco (e le meravigliose sfumature ambrate dei suoi vini raffinati, morbidi e salini, facili no, che parlano di lui e della sua di ponca). Anche al Carpino il tempo vola.
E’ già sera. Leonardo è felice ed esausto. Questo nuovo primo giorno arancione ci ha regalato un’esperienza Autoktona e una nuova amicizia.
Gianluca è un bravo ragazzo, che insegue il suo sogno con caparbietà e duro lavoro, innamorato di tutto quello che ha. Tina è una donna coraggiosa, anche una donna del vino coraggiosa, e sa far aspettare. Il pane è galeotto.
Se volete sapere perché andate a trovarli a Villa Vasi. Vi conquisteranno. EMMEPI
Di amici produttori di vino ne ho ormai più d’uno. Da ieri, uno di più. Gianluca è un giovane ed emergente produttore di vino a San Mauro. Ha lo sguardo deciso, e quella voglia di spaccare il mondo che conosco fin troppo bene. Ma non solo. Raramente ho percepito un amore così profondo e sincero per la propria terra. Terra come casa, come appartenenza, come stagione, come tradizione, come futuro. E allora, buon vento Gianluca. Quello che risale l’Adriatico, verso il Sabotino, sferza le terre di cui ti prendi cura.
P.S.: Però, il pane, sarà meglio farlo in casa… ERREGI

Bellissimo articolo.
Grazie per il supporto e… davvero, devi scoprirli! Che #lagoriziachecipiace arriva fino a Villa Vasi.
nei momenti piu’ difficili il coraggio e la professionalità premiano sempre.
non perdetevi d’ animo e raggiungerete obiettivi e soddisfazioni, ve lo meritate.
Eh già Stefano! Grazie per il tuo commento, che segnalo immediatamente a Gianluca e Tina!