
Quasi improvvisando, dopo il pranzo del sabato da Ca’ di Pieri, approfittiamo di qualche ora di sole e di azzurro in un week end nelle promesse meteorologicamente apocalittico, e raggiungiamo Michele a Zegla.
Cinzia sta curando qualche geranio colorato, una chiazza rossa, una fucsia. Ci accoglie con il suo sorriso sempre aperto e confessa che i maschi di casa non capiscono troppo questo suo impegno per una varietà non edibile. L’aria è frizzante: dalla macchina parcheggiata vicino alla rimessa non si vedono più le montagne della vicinissima Slovenia. Ma salendo dal Preval le abbiamo viste, eccome: imponenti e innevate di fresco.
Michele ci aspetta davanti a casa: la pergola con le piccole rose è un trionfo di giallo tenue. Quattro chiacchiere senza senso. Poi scendiamo qualche metro. Il primo lusso dell’Azienda Agricola Blazic è quello di una casa di famiglia affacciata proprio sulle sue vigne: ai piedi del terrazzamento che ospita la rimessa si apre una culla di circa 2 ettari: i filari seguono morbidi la linea del declivio. Per la prima volta notiamo che Michele, Franco e Cinzia scelgono il sovescio che si alterna tra i filari per garantire nutrimento e ossigeno alle loro viti. L’effetto è ancora più soffice e accogliente, e distingue a colpo d’occhio la loro vigna da quella dei vicini, che si estende appena oltre la strada, dove la ponca è quasi nuda ai piedi delle viti. I roseti sentinella invece stanno a guardia dei diversi vigneti con lo stesso senso di responsabilità.

La primavera galoppa: Franco ha già passato in rassegna un bel numero di tralci nuovi. E ha decretato la spietata selezione che sola garantirà la qualità e il vigore che la produzione richiede: Malvasia, Ribolla Gialla, Friulano, Sauvignon, del Chardonnay per completare l’offerta dei bianchi, e il Merlot. Michele e i suoi genitori si occupano di tutta l’azienda, ricorrendo a qualche aiuto solo occasionale nei momenti di lavoro più intenso. Il verde ci circonda lussureggiante, è cangiante e luminoso.
Michele fa strada in cantina. La piccola porta si apre su un ambiente fresco e ordinato pieno di cartoni già imballati, ma lo spazio è sproporzionatamente dominato da una pressatrice per noi profani semplicemente bella, enorme e sorprendentemente laccata di un inaspettato color lambrusco! Michele ci spiega che per facilitare il lavoro durante la vendemmia sopra il locale si apre una botola di accesso dal più comodo piazzale superiore, che consente di riversare l’uva direttamente nella pressa. Oggi sulla botola rimbombano solo i rumori impertinenti del gioco dei nostri bambini.
Poi entriamo nell’ultima sala: una fila di vasche in cemento occupa ordinatamente l’intera parete lunga, dipinte di giallo acceso, nero, vaniglia e rosso mattone. E’ qui che la famiglia Blazic sceglie di far riposare il suo vino, al sicuro da influenze e sentori che potrebbero intaccare la struttura e i profumi che dalla sua terra e dai suoi grappoli si impegna a far arrivare direttamente nei nostri calici, per condividere il piacere di affacciarsi ogni giorno sui colori e gli aromi di Zegla e dintorni.
Uscendo ripassiamo di nuovo accanto alla pressa color lambrusco. Prima ci erano sfuggite alcune piccole botti in legno, le uniche in azienda. Tra queste uno spazio specialissimo per l’uvaggio selezione Francesco, il figlio di Michele.

Fuori ci accoglie ancora un trionfo di luce. E i gorgoglii delle galline nell’aia. Alziamo lo sguardo fino al Sentiero delle Vigne Alte in Subida, dove ai margini del piccolo bosco la famiglia Blazic coltiva la sua ribolla gialla. Un tempo vitigno da poco, facile da produrre e da vendere, per questo detto il paga debiti, si è conquistato negli ultimi anni un ruolo di tutto rispetto nello scenario internazionale, cominciando il suo nuovo percorso di qualità proprio in questi cru.
Ma Michele non vede l’ora di passare dalla vigna al vino, e quando parliamo di ribolla siamo già nell’accogliente sala degustazione allestita vicino alla cantina: i grappoli sulle tende stampate in giallo e violaceo, qualche riconoscimento alle pareti o riposto sugli scaffali con troppa modestia, una vecchia bilancia a due braccia e qualche altro vecchio oggetto probabilmente di famiglia per creare l’atmosfera, le magnum ben stipate. Ma soprattutto un bel tavolo accogliente. Michele ci regala un assaggio di friulano, uno di sauvignon, uno di ribolla. Giovani 2015 già pieni di profumata promessa. Per chi preferisce il rosso Michele consulta la sua cantina ecumenica – che ospita tanto Blazic, ma anche una selezione degli amici, Keber, Edi e Renato, e Korsic -. Ne esce un Cabernet Franc 2010 che deve respirare un po’: i rossi più freschi sono già andati a ruba.
Parliamo di età: delle nostre, ma anche di quella dei filari di friulano della famiglia Blazic, un brillante ottantenne che si gode la sua maturità in Subida, accanto alla più giovane ribolla. Michele ci parla di vino, di lievito indigeno, del suo mercato, di suo figlio, della nuova etichetta, di frittata, di fiori, di amici.
La giornata di oggi sa decisamente di giallo, giallo Collio. E se c’è un giovane vignaiolo che interpreta meglio di altri quel giallo pieno, solare, gioioso, maturo (chi lo avrebbe mai detto!) è senza dubbio Michele Blazic. EMMEPI
Novembre 2013. Stiamo progettando la prima Mostra Assaggio Vini, edizione che si rivelerà memorabile, negli ex Magazzini Larise di Corso Verdi. Autoktona ancora non c’è, ma nell’aria già si respira il suo spirito inconfondibile. Siamo già entrati nel vivo della raccolta adesioni. Squilla il telefono. E’ Marco “Ringhiera” Marangon: “Ou Roby, se vuoi ti presento Michele per ‘sta cosa che fate”. “Michele chi??”. “Blazic”. Comincia tutto così. Un sorriso genuino, qualche volta malizioso, anche beffardo quando serve, sempre sincero. Michele ci piace: allegro, adolescente, dinoccolato, generoso, disponibile, divertente. Per raccontare i suoi vini dobbiamo per forza partire dal suo sorriso e dalla nostra amicizia. E la prima visita in azienda che ci ha regalato ha confermato che questo eterno ragazzo, gioviale e sbarazzino, è anche il punto di svolta di una bella etichetta emergente del nostro piccolo Collio, che sa chiaramente cosa prometterci con le sue vigne morbide e le sue botti di cemento colorato. ERREGI
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