
Una mattinata bellissima.
E’ il 19 marzo, Festa del Papà, e passeggiamo tra i filari di una vigna. A nord, poco distante, il Collio. A sud il Carso. A est, più lontana, Gorizia.
Siamo a Moraro, doc Isonzo, accompagnati da Alberto Pelos: cuore e mente della giovane azienda agricola Murva – Renata Pizzulin. Renata è la moglie di Alberto, oggi impegnata tra azienda e pargoli da accudire. Le sue vigne si stendono proprio sulla pianura incastonata tra il morbido Collio e il più austero Carso, su quella che un tempo era la vallata segnata dall’Isonzo nella sua corsa a sud ovest. Tra la marna del Collio e la pietra del Carso, una culla di terreno dolomitico che oggi accoglie le malvasie e i chardonnay di Alberto e Renata. Perché su queste terre stanno costruendo la loro azienda, un ettaro alla volta. Un lavoro minuzioso, fatto di conoscenza preziosa e passione genuina.
Incantati dalle sue parole così emozionate e tecniche al tempo stesso, ancora una volta troviamo conferma di una verità per noi assoluta: ogni singolo bicchiere di vino è un’affascinante storia da raccontare.
Una pillola di geologia, una di agronomia, Alberto ci accompagna in tre delle sue vigne: ad ogni fazzoletto di terra il suo cru, ogni appezzamento ha un nome e una storia. Poche centinaia di metri e le caratteristiche meteorologiche della vigna cambiano: difficile crederlo oggi sotto un sole così precoce e uniforme che bacia noi, i filari, le zolle appena smosse del nuovo terreno appena finito nelle mani esperte e amorevoli di Alberto e Renata.
Ci parla di germogli, di terra, di pietra, di acqua, di sole, di grappoli, di selezione inesorabile, di grandine, di scienza e di tecnica, di sperimentazione e di paziente lavoro in vigna. E di vendemmia. Provando a immaginare i giorni frenetici della raccolta passiamo dalla terra alla cantina. Anzi, all’ombrellone: perché lo spazio attrezzato che ospita le fasi concitate di raspatura, filtraggio, pressature, sedimentazione, tutto a freddo, e poi la prima fermentazione, nasce dalla necessità di uno spazio da allestire in tempi stretti, per un’azienda giovane che in poco tempo, nel 2011, alla prima vendemmia, deve attrezzarsi in modo pratico ed efficiente, per accudire la sua prima produzione: una ventina di giorni di lavorazioni tra la vigna e il ricovero nel vecchio garage trasformato in cantina, dove le botti in acciaio e poi quelle in legno, panciute, coricate vicine vicine nel piccolo ambiente, accudiscono l’ultimo periodo di riposo prima dell’imbottigliamento.
Le bottiglie: una belle selezione delle borgognotte firmate “Goriziana”, che l’Azienda Renata Pizzulin ha scelto per la sua produzione, ci aspetta nella taverna della casa di famiglia per coronare una giornata squisita rendendo omaggio alla fatica che ci è stata raccontata oggi con tanti particolari generosi da Alberto. E ci sentiamo in famiglia anche noi, con in mano un calice che adesso ci sembra più ricco e completo: è un assaggio condiviso dell’ottimo lieto fine della bella storia che ci è stata raccontata oggi.
Grazie, di cuore.
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